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Valerio Massimo (Valerius Maximus)

(?, sec. I a. C. fine - ?, sec. I) [Le notizie sulla vita di Valerio Massimo sono scarse ed incerte; si sa solo che fece parte del seguito di Sesto Pompeo, quando questi fu nominato proconsole in Asia nel 14 d. C.]

Factorum et dictorum memorabilium libri IX (inc.)

di Caterina Garozzo

Notizie generali

Volgarizzamenti:
Accurso da Cremona, Valeriu Maximu translatatu in vulgar missinisi (siciliano)

Datazione: sec. I
Lingua/Dialetto: latino
Tipologia testuale: prosa
Genere: letteratura: didattica
L’opera di Valerio Massimo è una raccolta di exempla romani e stranieri di virtù e moderazione, ma anche di crudeltà e di vizi. Grazie al suo carattere enciclopedico ha un notevole successo, infatti nel IV secolo viene compendiata da Giulio Paride e da Ianuario Nepoziano (cfr. Faranda 1976, p. 13).
La tradizione manoscritta dei Factorum et dictorum memorabilium libri IX risulta particolarmente vasta e complessa: sono circa 600 i manoscritti a noi noti, recensiti da Schullian 1937.
La ricostruzione di Giulio Paride si fonda su un codice scoperto da A. Mai, il Vaticanus Paridis 4929, mentre l’edizione del frammento di Ianuarrius Nepotianus si fonda su un codice miscellaneo, il Vaticanus Nepotianus 1321 (cfr. Faranda 1976, p. 45-47).
Esistono buone edizioni moderne di riferimento curate da Faranda 1976 e da Briscoe 1998, oltre a quelle ottocentesche di Kempf 1888 e di Halm, condotte sui seguenti codici, comunemente indicati dalle lettere riportate tra parentesi: Bernensis 366 della Biblioteca di Berna (A, sec. IX), Laurentianus 1899 della BML di Firenze (L), Vidobonensis 169 della Biblioteca Nazionale di Vienna (B), Berolinensis 48 (C, melior), Berolinensis 46 (D, deterior, sec. XV), Guelferbytanus 889 (E, sec. XIV), Guelferbytanus 892 (F), Guelferbytanus 303 e 888 (I).
Riguardo alla datazione del testo latino originario, le severe accuse rivolte a Seiano presenti nell’opera fanno pensare che essa sia stata pubblicata dopo la caduta di quest’ultimo, ossia nel 31 d. C.