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SALVIt - Studio, Archivio e Lessico dei Volgarizzamenti Italiani

Anonimo

(? - ?)

In tandu pir li piccati nostri (inc.)

di Laura De Padova

Notizie generali

Volgarizzamento di:
Anonimo, ’Az be- atta’ènu (ebraico)

Datazione: 1300 ante
Lingua/Dialetto: giudeo-italiano: koinč estremo-meridionale
Tipologia testuale: poesia
Genere: letteratura religiosa: testo liturgico
Nota metrica: L'opera può essere ascritta al genere della qina (elegia liturgica ebraica).
Incipit: Intandu pir li piccati noštri
Explicit: fabrica li muragi di Yerušalayim
Per il quadro completo delle varianti degli incipit vd. Tradizione diretta: manoscritti e Tradizione diretta: edizioni antiche.
Testo manoscritto in caratteri ebraici.


Tradizione dell'opera   (breve / estesa)
Tradizione diretta: manoscritti (3)
1. London (Regno Unito), British Library, Oriental 10279 (coll. Gaster) = London BL Or. 10279

2. London (Regno Unito), British Library, Oriental 6276 = London BL Or. 6276

3. New York City, NY, Jewish Thelogical Seminar of America, 4052 (ex Adler) = New York City, NY JTSA 4052

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Storia della tradizione
La tradizione manoscritta del testo In tandu pir li piccati nostri, pubblicato da Sermoneta in trascrizione latina, traduzione letterale dell'elegia anonima ’Az be- atta’ènu (In quel tempo, per i nostri peccati) e attribuita da alcuni a Rabbi ’Eli‘ezer ha-Qallir (VI secolo d.C.), si compone di tre esemplari manoscritti: London BL Or. 10279, London BL Or. 6276 (riconducibili ad una Versione A) e New York City, NY JTSA 4052 (riconducibile ad una Versione B). Sermoneta rileva il fatto che la Versione B risulti molto più aderente all'originale ebraico sottolineando il fatto che le varianti trovano una giustificazione nel fatto che molte lezioni divergessero già nell'originale.
Probabilmente i compilatori di questi manoscritti furono spinti a raccogliere per iscritto una serie di composizioni liturgiche che non erano state codificate nell'Ordo Precum annuale e che, essendo in pugliese, erano caratterizzate da un' estemporaneità che certo non giustificava una loro edizione a stampa. Questi testi, tradotti dall'ebraico, e dunque composizioni non redatte originariamente in pugliese, potrebbero risalire alla fine del Seicento, epoca nella quali i codici risultano vergati; ci si potrebbe però trovare di fronte a copie di manoscritti più antichi o addirittura a una stesura di una tradizione tramandata oralmente: la traduzione potrebbe essere stata fatta in Puglia prima dell'espulsione ed essere stata tramandata oralmente.
Si deve sottolineare il fatto che il pugliese di cui si servirono i traduttori degli originali era il pugliese parlato dai profughi ebrei a Corfù al momento della stesura dei codici stessi: una lingua "congelata" all'epoca dell'espulsione ma che d'altro canto aveva subito l'influenza del dialetto veneto, parlato a Corfù dallo strato più elevato della comunità ebraica. Arcaicità del ritmo, assenza di rima e lo scorrere piano dei versi ben si attagliano alla resa dell'effetto poetico, mantenutosi perfettamente nella traduzione pugliese, ricalcata sulla struttura originale. Il calco e la dipendenza dall'ebraico non si avvertirebbero se il traduttore, per la necessità di restare fedele al testo originale, non fosse stato costretto a cercare sintagmi non comuni e di difficile comprensione. L'autore della traduzione fedele a quella che Sermoneta definisce "tradizione della traduzione", ha mantenenuto fedelmente l'ordine dei vocaboli rispetto al testo originale, attraverso l'utilizzo di termini codificati (ampiamente utilizzati nelle traduzioni ebraiche bibliche e liturgiche peninsulari). In particolare lo studioso rileva la presenza dei termini ebraici di difficile comprensione in ebraico osservando al contempo il fatto che potrebbero essere ravvisate due differenti versioni dell'elegia in esame, le quali, pur condizionate dalla stessa metodica che caratterizzava la tecnica di traduzione di un testo sacro, si distaccano notevolemente l'una dall'altra, facendo presumere che non ci si trovi di fronte a tre copie di un unico archetipo ma che due traduttori abbiano reso in pugliese l'originale ebraico in maniera indipendente l'uno dall'altro (difatti l'intervento personale ed individuale del traduttore è stato ridotto al minimo dall'attività traduttoria condotta secondo canoni fissi).

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Bibliografia
Edizione/i di riferimento
Sermoneta 1990a = Giuseppe Sermoneta, Testimonianze degli ebrei pugliesi a Corfů, in MR, 15/1 (1990), pp. 139-168.

Edizione/i di riferimento delle opere collegate
Goldschmidt 1968 = David Goldschmidt, Elegie per il 9 di ’Av secondo il rito tedesco, Gerusalemme, 1968.

Altra bibliografia
Baron 1953 = Salo W. Baron, Jewish immigration and communal conflicts in seventeenth century Corfu, in The Joshua Starr Memorial Volume, New York, 1953, pp. 169-182.

Cortelazzo 1947 = Manlio Cortelazzo, Vicende storiche della lingua italiana a Corfů, LN, 8 (1947), pp. 44-50.

Marx 1977 = Alexander Marx, Bibliographical studies and notes on rare books and manuscripts in the Library of the Jewish Theological Seminary of America, New York, Ktav, 1977.

Enciclopedie, repertori e cataloghi
Margoliouth 1899-1915 = George Margoliouth, Catalogue of the Hebrew and Samaritan manuscripts in the British Museum, 4 voll., London, 1899-1915.

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