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Anonimo

(? - ?)

Parafrasi del Te Deum (redaz.)

di Nunziella Giulio

Notizie generali

Datazione: sec. XV fine
Lingua/Dialetto: siciliano
Tipologia testuale: poesia
Genere: letteratura religiosa: orazioni, preghiere
Nota metrica: Il testo è costituito da quindici strofe di endecasillabi in ottave siciliane, ciascuna costituita da sei versi a rima alterna e due versi a rima baciata (schema abababcc).
Incipit: Li gloriusi et sancti docturi
Explicit: non sentirà may peni di lu infernu
Per il quadro completo delle varianti degli incipit vd. Tradizione diretta: manoscritti e Tradizione diretta: edizioni antiche.


Tradizione dell'opera   (breve / estesa)
Tradizione diretta: manoscritti (1)
1. Palermo, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, I C 20 = Pa BCRS I C 20

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Storia della tradizione
La versificazione siciliana in ottave del Te Deum, comunemente denominata Parafrasi, ci è pervenuta in un unico manoscritto, il codice Pa BCRS I C 20 che a livello linguistico presenta elementi di matrice latina e toscana. La particolarità del testo è data dalla forma dialogica iniziale. Si racconta la leggenda dell'invenzione comune dell'inno da parte di S. Ambrogio e S. Agostino nella notte tra il 24 e il 25 aprile 387, mentre Agostino veniva battezzato da Ambrogio. I due santi, ispirati dallo Spirito Santo, avrebbero creato il Te Deum cantandolo alternamente (leggenda narrata da Landolfo Seniore, cfr. Moricca 1928-1934, pp. 149 e 160-161, e Cusimano 1951, p. 19).
Cusimano 1952 ha curato l'edizione del nostro testo e fornisce anche un'accurata descrizione del codice miscellaneo che lo contiene.
Il testo siciliano, probabile copia di un'originaria traduzione siciliana perduta, sembra essere legato agli altri testi religiosi presenti all'interno del ms., palesando un'unitarietà di progetto finalizzato alla creazione di un "prontuario devozionale" di ambiente monastico. Ciò potrebbe anche far ipotizzare una originaria concezione unitaria del codice a partire dall'ambiente toscano (testimoniata probabilmente anche dalla presenza di rime siciliane imperfette che tradotte in toscano riacquisiscono perfezione, es. perfectu/benedictu); il corpus così ottenuto sarebbe stato poi volgarizzato interamente da un unico traduttore (Luongo 1989). Esso rappresenta la risposta della cultura religiosa siciliana alle esigenze di risanamento morale della società, nel clima di generale rinnovamento religioso dell'isola.

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Bibliografia
Edizione/i di riferimento
Cusimano 1952 = Poesie siciliane dei secoli XIV e XV, a cura di Giuseppe Cusimano, Palermo, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 1952 (Collezione di testi siciliani dei sec. XIV e XV, 2).
In particolare pp. 133-137.

Edizioni significative
Cusimano 1951 = Poesie siciliane dei secoli XIV e XV, a cura di Giuseppe Cusimano, Palermo, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 1951 (Collezione di testi siciliani dei sec. XIV e XV, 1).

Altra bibliografia
Luongo 1989 = Ordini di la confessioni «Renovamini», traduzione siciliana di un trattato attribuito a Bernardino da Siena, a cura di Salvatore Luongo, Palermo, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 1989, (Collezione di testi siciliani dei sec. XIV e XV, 17).

Moricca 1928-1934 = Umberto Moricca, Storia della letteratura latina cristiana, Torino, Societą Editrice Internazionale, 1928-1934.

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